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"Ttzitz chu'i", site specific installation at Fondazione Merz
CURATED BY
Maria Centonze and Willy Merz
DATE
opening 29th June 2018 | 29th June to 16th September 2018
PLACE
Turin
FONDAZIONE MERZ
PHOTO CREDITS
Ignazio Mortellaro
CURATED BY
Maria Centonze and Willy Merz
DATE
opening 29th June 2018 | 29th June to 16th September 2018
PLACE
Turin
FONDAZIONE MERZ
PHOTO CREDITS
Ignazio Mortellaro

"Ttzitz chu'i"

site specific installation at Fondazione Merz, Turin

hand-forged iron bars, brass, rubber snakes, water, photocell

on the occasion of the exhibition

Meteorite in giardino 11

curated by Maria Centonze and Willy Merz

thanks to

Beatrice Merz, Agata Polizzi, Silvano Bertalot, Mariano Boggia, Luana Carechino, Vito Invernomuto Planeta, Francesco Pantaleone, all the wonderful people at Fondazione Merz and all those who have made this project possible.

opening

29th june 2018 21.00

piano concert by Martin Münch

on view

from 29th june 2018 to 16th sept 2018

opening times

Tuesday-Sunday 11 a.m.-7 p.m., closed on Monday

Testo di Maria Centonze

Fedele al suo carattere di artista dall'indole poliedrica, Ignazio Mortellaro parte da una rigorosa formazione scientifica, e da essa si fa accompagnare nella realizzazione delle proprie opere, traendo tuttavia stimolo ed energia dagli archetipi di culture che coniuga al filo narrante delle sue creazioni. Ttzitz chu'i, il titolo dell'installazione presentata negli spazi esterni della Fondazione Merz, è anche il nome della serpe acquaiola tradotto dalla lingua degli indiani Pueblo del sud-ovest degli Stati Uniti. Questo spunto suggestivo nasce dalla curiosità dell'artista per Aby Warburg storico dell'arte e letterato dei primi del Novecento che studiò i nativi americani con i quali condivise un breve periodo della sua vita e dai cui riti trasse elementi fondamentali di conoscenza. Mortellaro, invitato dalla Fondazione Merz a partecipare all'undicesima edizione della rassegna Meteorite in Giardino, arriva quindi con la predisposizione naturale a mettere in connessione i mondi incontrati, sia pure in modo virtuale e intellettuale, con quelli ancora da esplorare, con lo spirito del pioniere, capace di tradurre la propria esperienza in linguaggi nuovi di comunicazione artistica con grande vivacità e raffinatezza di interpretazione. Negli spazi esterni della fondazione, seguendo il corrimano delle scale che portano nello spazio ipogeo, una cava a detta dell'artista, Ignazio Mortellaro realizza un canale per l'acqua, di forma triangolare in ottone sostenuto da forcelle in ferro forgiato, attorno alle quali si attorcigliano piccole, inquietanti serpi nere, portatrici di conoscenza. Questa infrastruttura accompagna chi scende le scale veicolando un flusso d'acqua che si attiva ogni qualvolta la cellula di movimento segnala una presenza. Come ci ha raccontato l'artista, “l'ottone è un materiale antico e simbolico, l'oro alchemico che sostiene lo scorrere del tempo; le forcelle di sostegno, di ferro magliato a mano hanno la forma di rami biforcuti, simbolo di arbitrio e volontà, la furca pitagorica, ventesima lettera dell'alfabeto greco arcaico, simbolo del dualismo che l'uomo deve superare nell'atto di elevarsi verso l'alto”. L’acqua, uno dei quattro elementi della filosofia greca che Empedocle chiamava radici, è protagonista dello scenario allestito in questo spazio; segna il passo, lo scorrere del tempo, purifica e lava, dà il senso dell’eterno e del cambiamento di ciò che da essa viene attraversato. Scende attraverso l’oro alchemico, compie un percorso che è rito d’iniziazione, guarda le spighe delle Popolazioni Evolutive di Luigi Coppola, induce alla riflessione e, con un approccio lieve, compie l’immersione nell’opera di Mario Merz, nel suo infinito organico; un abbraccio universale, un nuovo equilibrio che attraverso la materia che si fa simbolo, diventa linguaggio di vita e di sacralità. Programma musicale È sicuramente l’acqua l’indiscussa protagonista della serata. E lo è anche nei brani musicali che verranno eseguiti. Passeremo dunque attraverso i suoni scintillanti di Ravel, le risonanze di Debussy fino ad arrivare all’apoteosi fantastica dell’Isle joyeuse. A questi brani se ne affiancano altri, in una progressione trascinante, dai poemi di Scriabin fino all’inebriante Valse di Ravel.

Martin Münch, pianoforte

M. Ravel, Jeux d'eau

A. Scriabin, Deux Poèmes op. 32

C. Debussy, Reflets dans l'eau

M. Münch, Valses sentimentales op. 48

M. Münch, Favole ed arabeschi op. 32

C. Debussy, L’isle joyeuse

A. Scriabin, Deux Poèmes op. 71

M. Ravel, La Valse